FILOFORME | Dal 9 al 10 Settembre a Preganziol

Ecco il programma completo di Filoforme

9 settembre ore 21.00

THE BLACK BLUES BROTHERS

con artisti del Circo Sociale di Nairobi

I Black Blues Brothers sono cinque acrobati professionisti provenienti dalle migliori scuole di Nairobi, facenti capo a Sarakasi Trust, una ONG che si occupa dello sviluppo delle performing arts in Kenya, nella convinzione che tali discipline sono, oltre che una forma d’arte, uno strumento di espressione individuale in un contesto collaborativo ed un mezzo di emancipazione e riscatto sociale.

Ciò che caratterizza la compagnia, oltre al loro dinamico ed energico show, è infatti l’attenzione rivolta al circo sociale, che si riflette anche nel rapporto con gli spettatori: attraverso workshop destinati ai più giovani e ad incontri col pubblico, i Black Blues Brothers trasmettono la gioia e gli effetti benefici che le discipline circensi portano con sé (conoscenza del proprio corpo, tentativo di mettersi in gioco superando i propri limiti, collaborazione con gli altri) instaurando momenti di scambio e confronto tra culture e identità differenti.

10 settembre ore 21.00

IL SOGNO DI UN’ITALIA 1984-2004 Vent’anni senza andare mai a tempo

con A. Scanzi e G. Casale

Com’è stato possibile sopportare vent’anni Berlusconi? Come siamo arrivati a Renzi? Perché in Italia la norma è eccezione e l’anomalia immorale è spesso regola? E’ quello che si chiedono Giulio Casale e Andrea Scanzi ne “Il sogno di un’Italia”. Dalla morte di Enrico Berlinguer

all’ultima fuga di Marco Pantani. Dall’edonismo degli Ottanta al sangue del G8 di Genova. 1984-2004: due decenni che potevano cambiare l’Italia e non l’hanno cambiata. O forse l’hanno addirittura peggiorata. Restaurando e non rinnovando, come tanti piccoli gattopardi

2.0. Dopo il successo de “Le cattive strade”, di cui viene sostanzialmente riproposto lo schema, la premiata ditta Casale-Scanzi torna in scena con uno spettacolo ancora più personale e

attuale di Teatro Canzone. “Il sogno di un’Italia” è il ritratto di un paese attraverso storie, istantanee e canzoni (da Bennato a Fossati, da Gaber a Battiato, da De Gregori a Jeff Buckley).

Sul palco sfilano miti e maestri, figure indelebili ed eroi quasi loro malgrado. Dal sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino alle parole disilluse di Mario Monicelli (“La speranza è una trappola”), dalla promessa fatta e non mantenuta ad Antonino Caponnetto fino al

Pantheon di fratelli maggiori che se ne sono andati troppo presto: Massimo Troisi, Ayrton Senna, il Pirata di Cesenatico. In questo “Il sogno di un’Italia”, dal sottotitolo dolentemente jannacciano (“Vent’anni senza andare mai a tempo”), c’è la politica che non riesce più a

generare appartenenza e c’è l’arte –musica, cinema, letteratura, giornalismo – che diventa fatalmente politica e dunque forse militanza. Un tempo “ragazzi selvaggi”, ma solo nelle canzonacce dei Duran Duran, i quarantenni di oggi – la generazione di Casale e Scanzi –

sognavano il cambiamento e si sono ritrovati prima Berlusconi e poi Renzi. Volevano la rivoluzione, ma solo nelle t-shirt. Cercavano un nuovo centro di gravità permanente, ma – per ignavia o quieto vivere – rischiano di avere inguaiato l’Italia. Uno spettacolo dedicato a chi

quegli anni li ha vissuti, ma rivolto anche a coloro che oggi hanno 20-30 anni e si battono per un paese migliore. Ispirato al libro di Scanzi “Non è tempo per noi”, “Il sogno di un’Italia” racconta vent’anni con spirito critico, conservando però il desiderio di una vera e definitiva

ripartenza: del resto i buoni esempi non sono mancati e, forse, le eccellenze non mancheranno.

 

Il giorno 9 settembre sarà organizzato, in una fattiva collaborazione con il Comune di Preganziol, la Caritas e il Circolo Noi di Frescada, un laboratorio di giocoleria acrobatica per 35/40 ragazzi dai 16 ai 21 anni con THE BLACK BLUES BROTHERS.

 

18 Agosto 2016 . Torna “Cave | Lo stivale di cemento”

“Una logica -questo il cuore del messaggio- che contrappone l’interesse privato, l’interesse del privato, con la gestione collettiva del territorio, bene comune e da preservare.”

18 agosto 2016, alle 21.00 a Nervesa torna uno degli spettacoli più amati sul paesaggio geografico ed umano

“Sono uno spettacolo teatrale sulla cementificazione d’Italia e sul consumo del territorio; ma niente paura, sono divertente e faccio tanto ridere. Anche se non ci sarebbe molto da ridere.”

Qui sotto la locandina….ma vi invitiamo a leggere anche la scheda completa dello spettacolo (testo e multimedia)

 

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